Più di quattro anni dopo il lancio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, cittadini e aziende russe continuano a mantenere una significativa presenza immobiliare e commerciale in Bulgaria, mettendo in luce i limiti dell’applicazione delle sanzioni dell’Unione europea e i persistenti legami economici tra i due Paesi.
Dati ottenuti dal media online bulgaro Sega e dal Portale nazionale per i Servizi amministrativi mostrano che cittadini russi hanno continuato ad acquistare immobili in Bulgaria anche dopo il 24 febbraio 2022, quando il Cremlino ha iniziato la guerra contro l’Ucraina e successivamente ha designato la Bulgaria come “Stato ostile”.
Consultando il Portale per i Servizi amministrativi, le ricerche basate sulla nazionalità e sulla registrazione societaria hanno identificato 14.229 registrazioni immobiliari e 10.375 proprietari collegati a 10.954 proprietà immobiliari in tutta la Bulgaria. Circa la metà delle proprietà si trova nel Comune di Nesebăr, sul Mar Nero, dove si trova la località turistica di Sunny Beach.
Di queste registrazioni, 8.723 sono state create dopo l’inizio della guerra in Ucraina, suggerendo che gli acquisti immobiliari da parte di cittadini russi siano proseguiti su larga scala nonostante la rottura geopolitica tra Mosca e Sofia.
Le sanzioni europee non impongono un divieto generale ai cittadini russi di possedere o acquistare immobili in Bulgaria o altrove nell’Unione. Tuttavia, le transazioni che coinvolgono individui o entità sanzionati possono essere bloccate, mentre banche, notai e autorità statali sono tenuti a effettuare controlli sulle sanzioni e sull’antiriciclaggio. In pratica, le restrizioni operano principalmente attraverso controlli finanziari e congelamento dei beni piuttosto che tramite un divieto totale di proprietà immobiliare.
Le proprietà appartenenti a russi sono distribuite in tutta la Bulgaria, con concentrazioni nelle aree costiere e turistiche, tra cui Varna, Burgas, Sozopol, Pomorie, Balčik e la località sciistica di Bansko. Proprietà collegate a cittadini russi sono state registrate anche a Sofia.
I dati sono stati resi pubblici solo dopo una battaglia legale sostenuta dal Programma per l’Accesso alle Informazioni, evidenziando preoccupazioni più ampie riguardo alla trasparenza e al controllo delle attività economiche russe all’interno della Bulgaria.
Sul Portale si osserva che la nazionalità non è un campo obbligatorio nelle registrazioni immobiliari bulgare e che le cifre potrebbero quindi essere incomplete. Dal 2018, tuttavia, il sistema integrato bulgaro di registrazione catastale e immobiliare consente l’inserimento delle informazioni sulla nazionalità quando disponibili negli atti notarili.
Oltre al settore immobiliare, i dati rivelano una significativa presenza russa nel settore societario bulgaro.
Sono state identificate 7.854 aziende bulgare nelle quali cittadini russi o entità giuridiche russe partecipano come azionisti o proprietari unici. Sebbene ciò rappresenti meno dell’1% di tutte le società di capitali registrate in Bulgaria, quasi 1.000 registrazioni sono state aggiunte dopo l’inizio della guerra.
Le cifre includono cittadini russi registrati come titolari effettivi ai sensi della legislazione bulgara antiriciclaggio, così come entità giuridiche russe che esercitano controllo diretto o indiretto su aziende bulgare.
Allo stesso tempo, i dati offrono anche uno sguardo raro su come le sanzioni europee contro la Russia vengano applicate concretamente.
Il Portale mostra anche 37 rifiuti legati a restrizioni sanzionatorie che coinvolgono 18 aziende. Diversi casi riguardano entità collegate a oligarchi russi sanzionati o a beni controllati dallo Stato.
Tra le aziende coinvolte figurano VTB Capital, collegata al banchiere sanzionato Andrej Kostin, ed EuroChem Agro Bulgaria, connessa alla famiglia dell’oligarca russo Andrej Melničenko.
Nel caso EuroChem, le autorità bulgare hanno fatto diretto riferimento alle normative europee sulle sanzioni descrivendo come la proprietà fosse stata trasferita alla moglie di Melničenko, Alexandra, poco prima dell’imposizione delle sanzioni, mentre le autorità hanno concluso che ella continuasse a beneficiare degli stessi interessi economici.
Altre transazioni bloccate riguardavano tentativi di modificare le strutture di gestione di aziende i cui proprietari finali restano soggetti a sanzioni.
Il regime sanzionatorio ha colpito anche beni collegati allo Stato russo in Bulgaria. Le autorità hanno bloccato modifiche nella gestione del complesso turistico Kamčija sulla costa del Mar Nero, di proprietà della città di Mosca, così come un tentativo di trasferimento immobiliare riguardante il centro culturale Casa di Mosca a Sofia.
Diverse società di trasporto fondate da cittadini russi si sono viste negare la registrazione poiché la loro attività dichiarata includeva servizi di trasporto, un settore soggetto a restrizioni nell’ambito delle sanzioni europee contro gli operatori russi.
Un caso particolarmente insolito ha riguardato il tentativo di una società bulgara di aumentare il proprio capitale tramite il conferimento di un elicottero con registrazione russa, operazione bloccata in base alle sanzioni europee nel settore dell’aviazione.
I dati mostrano anche rifiuti legati alle sanzioni che coinvolgono aziende collegate alla Bielorussia, a causa del ruolo di Minsk nel sostenere l’invasione russa dell’Ucraina.
Le rivelazioni arrivano mentre la Bulgaria continua a bilanciare il proprio sostegno formale alla politica europea delle sanzioni con i consolidati legami economici, energetici e storici con la Russia. Sofia ha espulso diplomatici russi dopo l’invasione e sostenuto i successivi pacchetti di sanzioni, ma l’influenza economica e culturale russa resta visibile.
Per il nuovo governo bulgaro guidato da Rumen Radev e dal suo partito Bulgaria Progressista, la questione attirerà probabilmente un’attenzione ancora maggiore sia da Bruxelles sia dagli alleati europei dell’Ucraina. Radev ha ripetutamente criticato alcuni aspetti dell’approccio occidentale alla guerra in Ucraina e si è opposto a un maggiore coinvolgimento militare, posizioni che hanno alimentato preoccupazioni tra i critici riguardo all’impegno di Sofia verso una linea più dura contro Mosca.
In questo contesto, la continua visibilità del capitale russo nel settore immobiliare, nel turismo e nelle strutture societarie bulgare rischia di rafforzare la percezione che l’applicazione delle sanzioni resti disomogenea nonostante il sostegno formale della Bulgaria alle misure europee.
Le cifre pubblicate dal Portale per i Servizi amministrativi illustrano inoltre un problema più ampio a livello europeo: mentre le sanzioni possono bloccare transazioni e congelare beni, smantellare reti economiche russe radicate da tempo all’interno degli Stati membri dell’Unione resta una sfida molto più complessa.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

